giovedì 20 settembre 2012

Cambieresti (parte 11) Riscaldamento dell'abitazione

IL RISCALDAMENTO: COSTI DOMESTICI E COSTI AMBIENTALI
L’energia consumata per il riscaldamento della casa e dell’acqua sanitaria costituisce il 70% dell’intero consumo energetico domestico (il 15% dei consumi energetici nazionali). Per una famiglia media questo si traduce in una spesa di circa 900 euro/anno, e nella emissione in
atmosfera di 5-6 tonnellate di anidride carbonica (CO2).
I consigli pratici e gli accorgimenti tecnici sotto indicati possono fare risparmiare fino a 380 euro/anno e fino a 3 tonnellate di CO2. Per abbattere i costi e l’inquinamento dovuti al riscaldamento domestico si può agire su più fronti:
• migliorare l’impianto di riscaldamento o rinnovarlo con sistemi più efficienti;
• migliorare l’isolamento dell’abitazione;
• utilizzare fonti energetiche rinnovabili;
• utilizzare in modo razionale il riscaldamento, l’acqua calda, il gas;
• effettuare la manutenzione annuale dell’impianto (verifica dei rendimenti e delle emissioni).
IL RISCALDAMENTO DELL’ABITAZIONE
In generale ogni impianto di riscaldamento è costituito da 4 parti:
1. la caldaia che trasforma l’energia del combustibile in energia termica;
2. la rete di distribuzione dell’acqua o dell’aria calda;
3. i corpi scaldanti, che trasferiscono l’energia termica all’ambiente interno;
4. i sistemi di regolazione (valvole, termostati, ecc…).
Gli impianti termici si distinguono perciò in varie categorie a seconda del tipo di elementi di cui sono costituiti.
Vediamo quali sono le soluzioni tecniche più diffuse e quali sono i vantaggi e gli svantaggi per ciascuna di esse.
TIPOLOGIE E CARATTERISTICHE DEI SISTEMI DI DISTRIBUZIONE E DI DIFFUSIONE DEL CALORE
• sistema a radiatori: è il più diffuso ma il meno conveniente dal punto di vista del rendimento; l’aria emessa dal radiatore sale infatti nella parte alta della stanza dove la temperatura può raggiungere i 25°C, mentre a livello del pavimento scende a 15°C. I locali si scaldano in modo discontinuo e le pareti rimangono fredde. L’aria calda secca, crea insani movimenti di polveri e secchezza alle vie respiratorie;
• sistema a battiscopa: l’acqua scorre in un tubo di rame situato alla base delle pareti e contenuto in un corpo radiante composto da tante lamelle; in questo modo l’aria fredda che entra dal basso si riscalda velocemente a contatto con il tubo e si distribuisce uniformemente verso il soffitto. I muri si scaldano lentamente trasformandosi anche essi in una fonte radiante. Rispetto al sistema tradizionale a radiatori può raggiungere un risparmio energetico del 20%;
• sistema a superfici radianti: l’acqua scorre a bassa temperatura (30-40 °C) in tubi sottili di rame posti all’interno dei muri perimetrali. Il sistema centrale scalda la parete a una temperatura di circa 30°C; il calore viene rilasciato poi lentamente e uniformemente dalle pareti, anche dopo che il riscaldamento è stato spento. Esiste una variante ancora più efficiente che prevede l’installazione
dei tubi a livello del pavimento; ovviamente queste soluzioni sono economicamente praticabili solo in fase di progettazione o di ristrutturazione degli edifici;
TIPOLOGIE E CARATTERISTICHE DEI SISTEMI DI REGOLAZIONE
I sistemi di regolazione permettono di regolare gli orari e le temperature di funzionamento nell’arco della giornata nei diversi locali, e a seconda delle esigenze, consentendo così un minore spreco energetico. Secondo dati correnti si calcola che per ogni grado di temperatura interna all’abitazione si potrà spendere o risparmiare circa il 7% in più o in meno, quindi una regolazione corretta della temperatura potrà far risparmiare sul costo della bolletta.
Valvola meccanica: ne sono dotati tutti i radiatori tradizionali; permette la chiusura del circuito non utilizzato, ma non la regolazione della temperatura. Data la loro scomodità spesso non vengono chiuse nemmeno nei locali non frequentati.
Valvola termostatica: questo tipo di valvole è dotato di un sensore che, in base alla temperatura dell’ambiente, e in relazione alla temperatura di comfort prescelta, aumenta o diminuisce l’afflusso di acqua calda al radiatore. L’uso di valvole termostatiche consente un risparmio energetico fino al 20%. Il costo complessivo di installazione è di circa 30 euro per radiatori già predisposti
al montaggio, mentre si aggira intorno ai 70 euro nel caso in cui sia necessario sostituire l’intera valvola.
Termostato: è un sistema integrativo rispetto ai precedenti e ha la funzione di accendere o spegnere automaticamente la caldaia quando viene raggiunta la temperatura desiderata. Ancora più efficienti sono i cronotermostati che regolano l’accensione della caldaia in base sia
alla temperatura che agli orari prefissati.
Impianti centralizzati/autonomi: negli ultimi venti anni si è verificata piuttosto diffusamente la conversione da impianti centralizzati a impianti autonomi, soprattutto a causa dalla scarsa efficienza dei primi. In realtà, i nuovi impianti centralizzati sono molto migliorati: con il sistema
di controllo integrato è possibile non solo misurare i consumi effettivi dei singoli alloggi, ma anche regolare a piacimento la distribuzione del calore e gli orari di utilizzo. Rispetto alle caldaie autonome, gli impianti centralizzati hanno un maggiore rendimento e i costi di investimento
possono essere ripartiti tra tutti i condomini.
Per un appartamento con 8-10 radiatori in un immobile di 20 alloggi il costo di conversione all’impianto centralizzato si aggira intorno ai 1.500-1.800 euro.
TIPOLOGIE E CARATTERISTICHE DELLE CALDAIE
Anche per le caldaie come per gli elettrodomestici esiste una classificazione in base al rendimento energetico dell’apparecchio: l’indicazione è fornita in base al numero di stelle (*= bassa efficienza, ****= alta efficienza). In riferimento ai tipi di caldaia più comuni possiamo riportare
la seguente tabella:
Tipo di caldaia Potenza utile kW (kcal/h) Rendimento a potenza nominale % Marcatura
caldaie standard                               20 (17200) 86.6 */**
caldaie ad alta efficienza                 20 (17200) 92 **/***
caldaie a gas a condensazione      20 (17200) 105 ****
Rispetto ad una caldaia standard, una ad alta efficienza o a condensazione consente un risparmio variabile tra i 100 e i 300 euro all’anno; il maggior costo delle caldaie più evolute può essere ammortizzato nell’arco di 2-7 anni, a seconda del fabbisogno termico dell’abitazione.
Le caldaie si differenziano anche in base al tipo di combustibili che utilizzano:
Caldaie a metano: è certamente il combustibile fossile più ecologico e conveniente; questo gas, infatti, viene estratto e veicolato direttamente alle abitazioni senza subire processi di trasformazione intermedia, non contiene zolfo, non dà luogo a polveri, e a parità di potere
calorifico emette il 50% in meno di CO2 rispetto al gasolio e il 70% in meno rispetto all’olio combustibile. Inoltre ha un migliore rendimento, sporca meno il bruciatore e costa di meno.
Caldaie a gasolio: è ancora frequente l’uso del gasolio negli impianti di riscaldamento, soprattutto per quelli centralizzati (condomini). Nonostante sia un combustibile meno pulito del metano in alcuni casi continua ad essere una soluzione quasi obbligata, sia per motivi tecnici e normativi, sia per assenza delle reti di distribuzione del gas. Esistono tuttavia bruciatori a gasolio costruiti
con tecnologie avanzate in grado di ridurre al minimo le emissioni inquinanti (“low nox”): questi, se accoppiati a caldaie con alto rendimento possono garantire comunque un impatto ambientale ridotto e un risparmio energetico soddisfacente rispetto a sistemi di tipo tradizionale.
Caldaie a GPL: è una delle migliori alternative se la rete del metano non è nelle vicinanze dell’abitazione. Inquina molto meno del gasolio e costa poco più del metano.
Apparecchi elettrici: le stufe e gli scaldabagno elettrici sono i sistemi di riscaldamento più energivori; a parità di calore emesso, il consumo di combustibile alla fonte è il più elevato, in quanto richiedono una doppia conversione dell’energia, da quella termica della centrale, a
quella elettrica, e di nuovo a quella termica.
Pellet, legna e cippato: negli ultimi tempi si osserva un forte ritorno alle stufe a legna. Le moderne tecnologie stanno rendendo questa soluzione assai competitiva in termini di rendimento, di costi, e anche dal punto di vista ecologico. Il legno è infatti una fonte energetica rinnovabile, disponibile localmente, ed ha un saldo di emissioni di CO2 quasi nullo (la combustione immette nell’atmosfera tanto biossido di carbonio quanto ne viene assorbito dalla pianta prima di essere abbattuta);
da un punto di vista ecologico, ma anche dal punto di vista dell’efficienza energetica, la soluzione migliore è rappresentata dalle caldaie a fiamma inversa che utilizzano pellet o chip, cioè scarti di lavorazione pressati. L’unico inconveniente per questo tipo di caldaie è la necessità di disporre di uno spazio sufficientemente ampio per lo stoccaggio della legna e per il posizionamento della stufa stessa.
Pompa di calore: è una macchina in grado di trasferire calore da un ambiente a temperatura più bassa a uno a temperatura più alta; può fornire calore in inverno, e fresco in estate.
ALTRI SISTEMI
Sistemi solari passivi: sono sistemi che, compresi nella struttura edilizia, usano l’energia solare per il riscaldamento degli ambienti. Si possono predisporre in fase di progettazione o di ristrutturazione dell’edificio. Le finestre, soprattutto quelle rivolte verso il sud, sono sistemi
ad assorbimento diretto dell’energia solare: i vetri fungono da collettori mentre i locali irraggiati fungono da accumulatori del calore captato.

COSA POSSO FARE?
MANUTENZIONE ED UTILIZZO CORRETTO DELL’IMPIANTO
DI RISCALDAMENTO
La manutenzione ordinaria della caldaia deve essere eseguita, per legge, ogni anno e il controllo dei fumi ogni due anni. Il rendimento della caldaia dipende dalla quantità di calore disperso, e questa dipende a sua volta dalle caratteristiche della caldaia e dal suo corretto mantenimento.
• controllare l’efficienza della caldaia, rimuovere incrostazioni, pulire le canne fumarie ogni 3-5 anni può portare a un 10% di minori consumi;
• far sfiatare periodicamente l’impianto a termosifoni: se rimane aria nel circuito, l’acqua non trasmetterà bene il calore;
• isolare le tubazioni che partono dalla caldaia nei tratti che attraversano locali non riscaldati;
• abituarsi a regolare il termostato su una temperatura via via più bassa; si può avere un buon comfort anche con 19-20°C. Di notte sono sufficienti 16°C. Se ogni famiglia italiana abbassasse la temperatura media del riscaldamento per 24 ore di 2°C, si risparmierebbero 40.000 barili di petrolio al giorno. In ogni caso, per legge, la temperatura massima di regolazione non può superare i 20°C.;
• tenere spenti o al minimo i radiatori situati nelle stanze usate di rado e chiudere le porte;
• togliere qualsiasi schermatura ai termosifoni se si vuole evitare una riduzione della capacità termica;
• non aprire troppo a lungo le finestre nelle giornate più fredde; se fa troppo caldo, regolare il termostato su una temperatura più bassa piuttosto che tenere aperte le finestre;
• regolare le valvole termostatiche a seconda del tipo di ambiente da riscaldare e tenendo conto anche dei punti cardinali, delle parti raggiunte e riscaldate dai raggi solari, dei vani che potranno ottenere maggiori apporti calorici interni (come ad esempio la cucina);
• verificare i tubi che distribuiscono l’acqua calda prodotta dal generatore di calore; evitare di porre i tubi in modo tale che la dispersione del calore avvenga al di fuori dell’appartamento o in zone non riscaldate.

Ciao a tutti alla prossima puntata

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